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La
storia "nobile" del Montébore fra la Gioconda
e Leonardo da Vinci.
Nel
1489 si tenne il banchetto per le nozze fra Isabella D'Aragona
e Gian Galeazzo Sforza, nipote di Ludovico il Moro,
Duca di Milano. Secondo
gli ultimi studi in materia la nobile sposa era "La
Gioconda", essa posò per il famoso quadro
di Leonardo da Vinci chiamato anche Monna Lisa. Cerimoniere
d'eccezione del banchetto era Leonardo da Vinci, straordinario
genio dell'arte e della scienza ma anche attento gastronomo:
il Montébore fu l'unico formaggio invitato a tanta
nobile tavola.
Il Conte Botta di Tortona ospitò nel suo castello
una cena che sembrò superare ogni altra in sfarzo e
ricchezza, nessuna portata fu servita senza l'accompagnamento
di attori, mimi, cantanti e ballerini con soggetti allegorici
ispirati al tema mitologico-encomiastico.

"...pastori
d'Arcadia, degni di attenzione prorio per il loro parlare
rustico, offrirono del formaggio proveniente dalle Valli Tortonesi"
(T. Calco, Nuptiae Mediolanesium Docum sive Iannis Galeacij
cum Isabella Aragona, Ferdiandi Neapolitanorum Regis nepote,
in Redidua, edito in Milano 1644).

Quel
5 febbraio 1489 il formaggio delle nostre valli a forma
di torta nuziale presenziò a quella nobile tavola
in tutta la sua bontà, il formaggio di Montébore
scelto per la Gioconda.


Parte
del menù del pranzo tratto da "Ordine de le Imbandisone",
Taccone B., incunabolo lombardo del 1489.
Il
mistero del Codice Da Vinci, il romanzo di Dan Brown, ha riportanto
l'attenzione mondiale su questi personaggi e sulla Gioconda,
studiosi
accreditati hanno invece ricercato nell'ombra per 17 anni
per scoprire l'identità della vera Monna Lisa, si sono
estinti i Visconti e poi gli Sfonza ma
questa specialità è sopravvissuta fino ad oggi.
Questa è la storia di questo formaggio unico al mondo,
vi invitiamo a degustarlo presso il nostro agriturismo
mentre sfogliate questo romanzo che proprio in quel periodo
si ambienta.
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Lo
spettacolo del banchetto. L'affresco
che decorava la sala grande quel giorno pareva il riflesso
dell'importante avvenimento ospitato al castello di Tortona.
Ognuno dei paggi dipinti, preposti a servire il banchetto
immaginato alle pareti, aveva un corrispondente in carne e
ossa, intento a ricevere qualche invitato al festeggiamento
per le nozze illustri. Tuttavia le due immagini non erano
completamente sovrapponibili: l'enorme tavola, vuota, collocata
nel mezzo della magnifica sala, mostrava il caldo noce lombardo
della sua struttura, mentre le mense dell'affresco erano già
adorne di tovaglie immacolate. La ragione di questa mancanza
fu chiara non appena il Conte Bergonzio Botta ricevette gli
sposi: Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano, e Isabella D'Aragona.
Il loro ingresso fu accompagnato dall'entrata di Giasone con
gli Argonauti che, dopo essere avanzati, con incedere fiero,
al suono di una marcia guerresca, eseguirono una danza nobile
e contenuta, fatta di passi più strisciati che saltati
e di gesti dignitosi, che esprimevano ammirazione per una
coppia assortita così felicemente. Gli eroi recavano
in mano il vello d'oro, che, disteso sopra la tavola, servì
da tovaglia (...).
L'Italia
si entusiasmò di tale rappresentazione drammatico-gastronomica
e ne diffuse la descrizione in tutte le corti d¹Europa. Si
affermava un genere di spettacolo composito e a tema essenzialmente
mitologico-encomiastico, di cui l'Italia sarebbe stata ispiratrice
della Francia. Descrizione
completa della rappresentazione allegorica su: www.balletto.net
Racconto
estratto del resoconto di Castil-Blaze del Banchetto Conviviale
organizzato a Tortona dal Conte Bergonzio Botta nel 1489 in
occasione delle nozze di Gian Galeazzo Sforza ed Isabella
D'Aragona.
Si veda: Gastone Vuillier, La Danza, Milano Tipografia del
Corriere della Sera, 1899.
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Chi
è la Gioconda?
Who is Mona Lisa?
La novità
del 2009 che riguarda il più celebre quadro di Leonardo,
la Gioconda, è la pubblicazione di un libro
della studiosa storica dell'arte Maike Vogt-Luerssen.
Nei
secoli la donna ritratta è stata identificata come
Monna Lisa del Giocondo, moglie di un mercante fiorentino,
come Lisa Gherardini (amante di Giuliano de' Medici) e, ultimamente,
come Bianca Sforza, figlia naturale di Ludovico il Moro. La
studiosa
Maike Vogt-Luerssen, un'autorità in fatto di storia
dell'arte, dopo diciassette anni di studi ha decisamente cambiato
strada e ha documentato che la Gioconda sarebbe proprio
Isabella d'Aragona, duchessa di Milano, figlia d'Ippolita
Maria Sforza.

L'ipotesi
si poggia su solide prove come l'analisi delle caratteristiche
dell'abito, il bordo riporta le decorazioni con lo stemma
della famiglia degli Sforza e della casata degli Aragona-Sforza
(come quelli sottostanti), evidente riferimento all'unione
in matrimonio delle due potenti famiglie.

Inoltre
vi è anche la somiglianza con un altro ritratto d'Isabella
d'Aragona, oltre che con tutte le parenti della stessa casata
(vedi
i ritratti), di cui la sola Isabella aveva l'età
giusta all'epoca in cui Leonardo realitzzò il dipinto.

Il libro
della studiosa d'arte Maike Vogt-Luerssen è
in pubblicazione (aprile 2009), le anticipazioni sono disponibili
dal sito web dell'autrice:
www.kleio.org
Il
Banchetto.
consigli
di lettura a tema
"Al
più fastoso pranzo nuziale di fine Quattrocento convengono
le dame, i cavalieri, i cuochi e i potenti. Ma anche cinque
cadaveri eccellenti..."
Romanzo
di Orazio
Bagnasco
© Mondadori 1997
ISBN 8804430060

Cibo,
erotismo, intrighi di potere. E ancora nobildonne carnali
e gentiluomini impegnati a soddisfarle, cuochi indaffarati
davanti a enormi fuochi, ambasciatori, spie, usurai, principi
moreschi e nobili lombardi, napoletani, francesi, tutti al
seguito del corteo nuziale che festeggia il matrimonio fra
Isabella D'Aragona e Gian Galeazzo
Sforza: sono questi i personaggi, o gli ingredienti, di un
romanzo, un grande, seducente affresco di vita rinascimentale,
che prende spunto da quel pantagruelito menù
L'Ordine de le imbandisone, un incunabolo sopravvissuto fino
a oggi in unica copia che, molto verosimilmente, segnava
il posto degli oltre ottocento invitati a uno dei più
sontuosi, e memorabili, banchetti dell'epoca.
È il lungo inverno del 1488, e nei giardini del Castello
di Tortona mastro Stefano, cuoco di raffinata esperienza,
sta allestendo le grandi cucine.
Ma
insieme a lui tutto il borgo è operoso: è atteso
l'arrivo dell'imponente corteo che, per mare e per terra,
da Napoli a Genova e poi in carrozza fino alla brumosa pianura
lombarda, sta per giungere nei possedimenti sforzeschi. Arrivano
invece, portate da zelanti corrieri, notizie terribili e funeste.
Alcuni misteriosi omicidi stanno scandendo, come tappe funebri,
quel viaggio che dovrebbe essere di festa nuziale. O, come
in gran parte avviene, di solo intenso e sensuale piacere.
Ne sono vittime alcuni scapestrati nobili lombardi i cui cadaveri
vengono ritrovati con il volto sereno di chi non ha riconosciuto
nell'amico il suo assassino. Chi può avere interesse
a scuotere con il terrore un avvenimento i cui risvolti politici,
fatti di alleanze fra due dei più potenti Stati italiani,
sono sotto gli occhi di tutti? Chi sparge veleni che uccidono?
Riusciranno i mandanti ad arrivare fino in alto?
Paura e passioni ardenti, gioia della festa e presentimenti
della fine: mentre vengono consumati i cibi più prelibati,
le salse, le cacciagioni, mentre le dame danzano, celiano
e accarezzano le vesti dei loro amanti, con provocante, spavalda
insistenza fino ad arrivare al velluto della pelle, la festa
volge al termine. La compagnia si scioglie, ma insieme al
banchetto , i cui odori sono quelli, intensi ed epicurei,
del tardo Medio Evo, finisce un mondo.
Lo scenario di questo romanzo, documentato e visivo come i
narratori anglosassoni sanno fare, forse allude anche ai nostri
anni. Con insinuante e struggente malinconia. Tutta italiana.
Come i cibi, le donne e i potenti.

Romanzo
tradotto in tedesco: Die Nacht der Sieben Sunden.
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